thoughts of Bubusettete in
Ho pensato al gelsomino, e a quell'odore che trovavo nauseante, prima. Ho pensato alla tua siepe di fronte alla finestra, a quel profumo di mattinate umbre, di balconi nel silenzio della campagna, di un tetto e qualche prato più in là. Adesso nel mio egoismo, vedi, sono io a dirti non dimenticarmi.
† martedì, maggio 31, 2005 at 02:01 ~ link ~ commenti (1)
» A te...
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...che non mi lasci mai sola. Quanto tempo amico. Ciao caro, chissà se queste parole irreali ti arriveranno mai, chissà se il mio pensiero può farlo.
† mercoledì, maggio 25, 2005 at 22:12 ~ link ~ commenti (3)
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Non voglio entrare nel merito di una convinzione religiosa, per me, credente, appare facile e immediato, sarebbe retorico aggiungere parole a qualcosa che non va spiegato, ma solo sentito, così lascio un breve silenzio per un grande uomo. Cercando di fare tesoro, nella mia piccolezza, di questo monito, e di quello sguardo.
† giovedì, aprile 07, 2005 at 23:01 ~ link ~ commenti (2)
» Sfogo
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Sono giornate tristi, in cui va tutto storto. Va male a lavoro, con i miei, con gli amici, con l'amore (che non c'è...). Ho preferito non scrivere perchè non ho avuto molto da dire. Una serie di picchi di euforia, ho passato una bella Pasqua, mi sono divertita, e poi un mezzo tracollo. Non so, scusatemi, ma mi viene da piangere senza motivo, stamattina mi sono chiusa nel bagno dello studio cercando di calmare le lacrime, e riacquistare un aspetto decente prima di rimettere la maschera di normalità. Non capisco cosa mi succeda, non riesco a spiegarmi che cosa è. Provo a sfogarmi in palestra e un pò mi calma, respiro forte, mi stanco, poi apro la porta di casa e sento un gran freddo, un gran silenzio, tutto fermo. Ieri sera dovevo andare a una festa di laurea di alcune amiche, per una serie di motivi alla fine ho rifiutato, primo fra tutti il panico alla sola idea di vedere il mio ex immenso amore, l'unico uomo della mia vita, l'unico; poteva essere lì, non avrei retto l'idea di vederlo, magari con un'altra, magari felice. Mi sento così stupida...non so dove andare, nè cosa fare. Poi questa aria di primavera, la sto odiando, è come se tutto il mondo rinascesse, felice di farlo, di scoprirsi, dell'estate che arriva, mentre io la odio, vorrei coprirmi di strati di lana e chiudermi al caldo bevendo cioccolata calda, senza nessuno che mi veda e senza nessuno vicino. Oddio, lo so che è un patetico sfogo, in una patetica serata di fine marzo, mentre tutte le stelle dovrebbero essere dalla mia parte e mentre ogni mia forza dovrebbe essere concentrata su un felice imminente futuro. Niente mi dà veramente gioia, forse i miei cari nonni e il loro affetto...ma non si vive solo di quello. E' come se qualcosa mi avesse tirato una botta dietro il collo e io sia caduta rovinosamente a terra, di colpo, non riuscendo più ad alzarmi. Cammino e mi convinco che passerà, me lo ripeto, ma non vedo via d'uscita, è tutto così piatto e solo.
Ciao. Buonanotte
† giovedì, marzo 31, 2005 at 21:23 ~ link ~ commenti (9)
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E' finita ;-) Ieri sera. Inutile continuare uno stillicidio di tira e molla, di incomprensioni, di sprazzi di altro, di insofferenza e di incompatibilità. Mi dispiace perchè mi sento responsabile di questo fallimento, non mi ci sono "applicata" abbastanza, non mi sono lasciata andare del tutto. E stasera sei qui, nei pensieri. Nella prima sera senza di te, senza del tutto :) Non te l'ho detto, mi hai salutato male, non hai voluto ascoltare, ti auguro una buona vita, spero che tu riesca a trovare un pò di calma, e ad innamorarti...Non so. Scusa se non ti ho capito e se non ti ho dato altre possibilità, ciao Guido.
† martedì, marzo 22, 2005 at 21:28 ~ link ~ commenti (3)
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A volte bisogna lasciarsi scivolare granelli di sabbia dalle dita, perderli, per poi riempirsi di nuovo le mani. Quello che rimane, e che non muore, è il tocco nitido, è il guardare senza timore gli ultimi raggi tiepidi, annusare l'aria di mare, avere già un pò fame. A volte le parole confondono, ed è meglio non abusarne, che se quello che resta fosse solo il respiro di un suono saremmo ricchi di inutili amenità. A volte si sorride così, tanto da avere male ai denti, e si mostra quello che non c'è. A volte si prende ciò che si perde.
A volte, mio tesoro, le parole che non ti dico restano sospese, e tu le accarezzi o le sculacci a seconda dell'umore. A volte ti chiedo cose che sai darmi bene, e mi baci sotto un lenzuolo, appoggiando la testa su un cuscino. A volte vorrei proteggere questo piccolo, piccolo, amore appena nato, custodirlo come la mia passione non permette, avere pazienza, vivere il mondo.
A volte quello che serve è il tempo.
† mercoledì, marzo 16, 2005 at 01:03 ~ link ~ commenti (3)
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Mi sono svegliata. Sono ancora un pò assonnata. Mi rigiro nel letto. Piena di voglia di fare, di gente appena conosciuta, che mi ha accompagnato in sogno, belle persone, mica come te.
Per te si andrà nella città dolente bambino, ti aspettano tempi duri e bui. Non sai, non sai, o no, tu ignori, eppure caro soffrirai come un cane. Ti userò e rigirerò come un calzino. E avevi anche vinto una misera battaglia.
Mi sono svegliata.
Buon giorno!
† lunedì, marzo 07, 2005 at 14:34 ~ link ~ commenti (9)
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Quello che è tuo, e che in poco tempo avevo fatto mio. Quello che sto chiudendo dietro la porta, che credo mi mancherrebbe, quello che mi hai donato, e che hai taciuto. Non ho capito, se era vero, o una finzione di scena, se era il tuo sorriso, o una copia falsata. Forse è la paura, o forse è quello che non si può dire, se è l'intreccio, o un respiro, se è la fine, o una svolta. Se domani sarà un giorno di sole, se correrò via su una macchina d'epoca, o se ti aspetterò impaziente, guardando dalla finestra. Quello che ti ho dato, e che hai tenuto fra le mani, la mia fiducia, quello che hai baciato, che hai stretto, che hai goduto, che hai bagnato e sfiorato. Non ho capito, quanto ci vorrebbe per darti un'altra possibilità, o per andarmene. Se è nelle mie parole, se è nel tempo, se è oppure se è stato.
† lunedì, marzo 07, 2005 at 01:08 ~ link ~ commenti
» Puoi
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Puoi mettercela tutta, ma ugualmente fallire. Seguire il cammino passo dopo passo eppure cadere. E quella sbucciatura sul ginocchio brucerà come non mai, e non passerà, sarà lì, in superficie, a ricordarti di quando, senza motivo, senza colpa, senza incoscienza, sei scivolato, ti sei inciampato su un sasso, non hai visto una buca. Starai seduto a piangere dal dolore e dalla vergogna, con la mano a voler premere dentro il sangue, e la polvere intorno ti sporcherà i vestiti, si attaccherà alla pelle ferita. Avrai vicino persone che non potranno aiutarti, ti porgeranno la mano, ma vorrai alzarti da solo. Non riuscirai ad arrivare al rifugio. Tornerai indietro, salutando gli amici, zoppicando verso valle, aspettando un triste tramonto. Allora sarà rabbia e delusione. Non capirai, ti guarderai spesso indietro, verso la cima, verso i sentieri che non hai fatto in tempo a raggiungere. Ti sentirai solo, insoddisfatto, nel tuo letto d'albergo con le lenzuola inamidate e asettiche, con il freddo ai piedi, senza poter muovere liberamente la gamba. Ci vorrà del tempo per guarire l'anima, la sconfitta sarà un graffio profondo, ci soffierai sopra, proverai a scaldarla. Ammetterai con gli altri che non ce l'hai fatta, che non sei arrivato fin lassù. Qualcuno giudicherà, qualcun'altro sorvolerà, la maggior parte non capirà. Ma tu solo saprai davvero. E non dimenticherai.
† lunedì, marzo 07, 2005 at 00:57 ~ link ~ commenti (3)
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Attualmente sono in una dimensione di rinnovamento interiore. (Ridete pure)
Sto depurando me stessa dalle scorie fisiche e mentali (diciamo che ci provo), e mi sto illuminando leggendo un libro che consiglio vivamente a tutte le ragazze, si chiama "Donne che corrono coi lupi" di una psicologa Junghiana molto capace e molto brava a imbastire favole e parole. Merita.
Stasera esco con le mie amiche, cena indiana a casa di una picciulla per iniziare. Grande grande sabato sera. Sicuramente condito da messaggi erotici verso il trentenne ora in trasferta toscana con amici di comitiva (mumble mumble), fra cui anche il Gaio.
A dire il vero sono un pò triste perchè a inizio aprile la mia amichetta del cuore partirà per il Messico e starà lì un 6 mesi. Io, ferie permettendo, l'andrò a trovare, ma so che mi mancherà da impazzire...La mia cucciola, la conosco dai tempi delle coccinelle...
Preferisco non parlare di ieri e del mio esame in quanto la demoralizzazione è grande, l'idea di dover aspettare fino a maggio (mi sembra un'eternità) mi fiacca discretamente.
In più ho gli adduttori sconvolti dalla palestra, preferirei da qualcosa altro, ma come dire, questo offre la casa :D
Buon sabato sera a tutti!
E fregatevene del resto del mondo :p
† sabato, marzo 05, 2005 at 19:21 ~ link ~ commenti (2)
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Se è davvero la distanza che ti permette di mettere a fuoco, allora io ne avrei bisogno. E non è solo un problema di miopia, di decimi e di diottrie. Serve per per capire la differenza tra ciò che ormai arriva banale, consunto, e quello a cui aspiri. Mi piacerebbe godere del giusto distacco, e nei miei eccessi a volte lo faccio: si, quando mi allontano. Diventa tutto chiaro, e non necessario. Mi basto, e ne godo. Ma è il polo contrario al mio essere normale, non è l'equilibrio, scateno una reazione indesiderata. Ottengo troppo calore, e mani che mi cercano, parole delicate. Che poi, come in subdolo gioco delle parti, crollano nella vicendevolezza. E' un'altalena, una giostra, un ritmo sbagliato.
Verrà un tempo in cui tutto questo finirà? In cui non ci sarà più bisogno di repulsione e attrazione? In cui convivremo pacifici nelle nostre debolezze? Nelle mie? In cui ci capiremo guardandoci negli occhi, e l'aggressività sarà solo un'ombra di ieri, in cui non ci attaccheremo più, non ci rinfacceremo i peccati, le paure, i tradimenti? Credo che venga, prima o poi, è nella fede nel domani. Allora ci apparterremo davvero.
† giovedì, marzo 03, 2005 at 14:39 ~ link ~ commenti (4)
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di De Gregori, si chiama "Niente da capire", a un certo punto fa così:
"Mia moglie ha molti uomini,
ognuno è una scommessa perduta ogni mattina nello specchio del caffè.
Io amo le sue rughe ma lei non lo capisce,
ha un cuore da fornaio e forse mi tradisce,
però Giovanna è stata la migliore,
faceva dei giochetti da impazzire.
E non c'è niente da capire.
Se tu fossi di ghiaccio ed io fossi di neve,
che freddo amore mio, pensaci bene a far l'amore."
Forse sono punita per qualcosa che ho fatto, deve essere stato così feroce e grave da averne persa la memoria, devo averlo rimosso. Altrimenti non mi spiego perchè: perchè non riesca a sbloccarmi, non riesca a parlare, non riesca ad accontentarmi, a capire, ad amare qualcuno, e ad essere amata, forse ho dato troppo, e ora questo, per la legge del contrappasso e' la mia punizione, per tutte le volte che sono stata compresa. Esatto questa è la fine. Rimango vigile e attenta, colgo le vibrazioni nella voce, e poi attacco. Fine. Non c'è altro, non riesco, fingo, so che lui si aspetta qualcosa, glielo do. Ho provato a spiegargli che è cerebrale, che è nella testa la chiave, che se lo vedo così poco, che se lui mi dà e mi toglie a suo volere io non posso farcela. Non ha risposto, non so. O forse non c'è davvero niente da capire, e questo è quello che devo pagare per avere avuto troppo, per gli anni di immenso piacere, di affetto. E' l'unica spiegazione. E mi sento una specie di nodo, come un laccio perennemente addosso, in ogni momento, e la cosa si sta allargando a macchia d'olio: sono sempre più chiusa con tutti, con gli amici, con i miei, l'hanno notato anche a lavoro. Ma non sono gli altri, almeno non credo, sono io, faccio continui salti nel tempo, mi nascondo nel passato, mi rivedo, sto bene lì. Prima che iniziasse tutto. Prima che si rompesse qualcosa, che già stava cedendo. E poi le cose che precipitano, le amicizie che non reggono banali scogli, restano solo i soldi, gli oggetti materiali, lo scrivere. Non posso neanche fuggire, sono incatenata in città, a un lavoro che non mi dà il tempo di respirare, di tirare fuori la testa, che mi mette pressione, che non mi fa studiare come so fare. Il mio esame andrà male lo so già. E non saprò come dirlo, al mio Prof, a mia madre, a lui, tutti si aspettano qualcosa. Ma non capiscono che non riesco. Io non ce la faccio. Fuori sono calma, ma dentro esplodo, piango senza motivo, l'ultima stamattina mentre rimettevo un piumino in un cassetto, non entrava, e mi sono scese lunghe lacrime.
† lunedì, febbraio 28, 2005 at 22:32 ~ link ~ commenti (2)
» Se non fai copia e incolla non sei mio amichetto
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† domenica, febbraio 27, 2005 at 00:28 ~ link ~ commenti (5)
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Se dovessi proprio ricordarmi un animale sarebbe un grosso felino in gabbia. Dalle movenze lente, che mantiene il controllo girando in tondo, minimizzando le forze, custodendo lo scatto. Poi, annoiato, ti sdraieresti per terra, lasciandoti andare. Di lato, con il respiro lungo e pesante, il collo teso, lo sguardo vigile.
Mi verrebbe spontanea una carezza, ma credo che apriresti la bocca in tono di minaccia, mostrando i denti. Allora me ne andrei, aspetterei la notte, la calma che vuoi anche tu, per passarti la mano dietro le orecchie, lungo tutto il mantello. Può darsi che mi lasceresti fare, può darsi che ti piacerebbe un pò. Socchiuderesti gli occhi, a fessura, restando sempre attento a ciò che hai intorno, pronto a fuggire via al primo rumore. Magari adagiandoti capiresti che non è male affidarsi a qualcuno, farsi leccare amorevolmente.
Si, mi ricordi proprio una tigre, grande, massiccia, imponente, dai modi sinuosi, ma dagli impulsi violenti. Dallo sguardo vitreo, splendente, una tigre che ferita graffia e morde, e poi si accascia. Una tigre solitaria, che caccia sempre negli stessi luoghi, che si apposta e studia la vittima, poi con un salto l'atterra. Una tigre libera, che è stata catturata, e che ora si spegne nell'indifferenza dei curiosi che la vanno a vedere. Che pagano il biglietto per ammirarne la forza, ammaestrata dal frustino di un vecchio, nutrita a carne, sedata per sopprimerne l'ardore.
Povera nobile bestia, in fondo ai tuoi occhi vedo il verde di un'anima che si dimena.
† domenica, febbraio 27, 2005 at 00:03 ~ link ~ commenti
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Stasera sono più stanca del solito, sono tornata a casa prima. Ieri notte ho fatto l'alba con le mie amiche, girando per locali, e bevendo mojito. Eravamo fuori come meloni...Ma che risate. A un certo punto ci siamo messe a parlare di uomini (per me e le mie amiche è inusuale, di solito parliamo d'altro, di viaggi, sogni, psicologia spicciola, diete e segni zodiacali, libri, poesie, pittura...Ma poco di ragazzi) e di sesso. Assurdo, era la prima volta che ci spingevamo così oltre. Giuro. Ne sono saltate fuori delle belle. Abbiamo parlato delle difficoltà varie, delle fisse degli uomini, delle domande tipo" ti è piaciuto?" (lì l'ilarità si è scatenata), di quelli imbranati e di quelli "so tutto io", del grande amore della vita, di quello più dotato (lì non c'è pezza, le batto tutte :D) e di quello meno (anche lì le ho battute tutte, ne ho avuto uno che era veramente "na miseria" :D), dei rapporti più particolari, delle coccole. Stupendo, un'intimità assurda. Un pò di imbarazzo, ma ridevamo troppo. Oggi ho parlato con la mia migliore amica al telefono che mi fa: "Fede ti prego non dire mai a ***** quello che ti ho detto, se no crede che fra noi due intesa sessuale 0, l'ho distrutto". Effettivamente. Siamo state cattivelle, e poi in realtà al dunque... dovremmo mettere in pratica di più, è che a me gli uomini, più sono duri e "cattivi" più fanno tenerezza...Che bella storia :( Come è che quelli remissivi e dolci li mando sempre a ca**re? Inutile, sono troppo "maso".
† domenica, febbraio 27, 2005 at 00:00 ~ link ~ commenti
» La notte
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La notte bevuta e strafatta, a suon di musica, di canzoni. In una casa piccolina, di legno, di fumo. Ho visto facce strane, un pò fuori. Ho abbracciato ho capito. Non credevo in quel senso, eppure è capitato. Niente, sono brava, l'ho sentito. Ma spero, davvero che l'abbandono non sia, spero che lui mi prenda davvero. Non tanto a parole, o a concetti. Non so, sono andata. Ho in testa dei libri, e delle note. Sono fuori. Dormirò. Penserò, che se dovrà succedere, succederà. Già.
† venerdì, febbraio 25, 2005 at 00:55 ~ link ~ commenti (2)
» Un gesto
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Mi passi un braccio sotto la schiena di solito, poi mi guardi, mi tieni un pò su. Io mi perdo, mi sento una bambina in quel modo, tu sorridi con gli occhi. Poi mi spogli, o mi hai già spogliato, possiamo rimanere così per un tempo molto lungo. Magari tu sei ancora vestito, io nuda. Chissà quando mi parli, se ci pensi mai.
† mercoledì, febbraio 23, 2005 at 16:32 ~ link ~ commenti
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Ho mal di testa, non ho mai mal di testa, deve essere lo stress.
E poi odio averlo, odio dover combattere contro un mulino a vento, odio il reato omissivo, i miei capelli che si arricciano perchè quella pirla della parrucchiera me li ha accorciati troppo davanti, odio dover fare tardi per studiare, alzarmi all'ultimo, andare a lavoro come uno zombie, e non trovare niente che cambi in meglio il mio umore. Poi il nevischio, l'umido, il bagnato, il freddo, i 16enni che prendono l'aperitivo nel bar vicino allo studio ininterrottamente dalle 2 del pomeriggio, i loro motorini accesi sotto il portico, le sigarette quasi finite, il sapere che con la pillola ridurrò drasticamente il fumo e mi chiedo se ne varrà la pena, la tisana calda davanti al mio libro di parte generale, le ore che incalzano, la notte che non è più giovane. Il seno che mi fa male, e mi stanno per venire, credo, a giorni, un brufolo che spunta ancora rosa sopra il labbro superiore, vicino al naso, tutto questo, odio.
† martedì, febbraio 22, 2005 at 21:03 ~ link ~ commenti (2)
thoughts of Bubusettete in
C'è stata una volta che sono tornata da un viaggio molto lungo, avevo un carrello pieno di borse, un paio di pantaloni verde militare, una magliettina azzurra e due orecchini rosa nuovi di pacca. Era sera, l'aeroporto era quasi vuoto, l'ultimo volo per Bologna era proprio il mio. Avevo passato le precedenti ore a parlare con un signore argentino seduto di fianco a me, in un miscuglio di spagnolo e inglese, avevamo bevuto un bicchiere di vino ed ero un pò allegra. Volavamo nell'anniversario dell'11 settembre, i giornali di fronte alle nostre poltrone mostravano solo foto di aerei sfracellati, nuvole di polvere e torri decapitate. Noi eravamo brilli, l'ho già detto, abbiamo assopito il brivido post-decollo e in un baleno atterravamo. Io l'ho realizzato solo mentre ritiravo la valigia. Di nuovo a casa, dopo 2 mesi, ma diversamente da altre volte, ero felice di esserci. Sapevo di essere voluta, voluta bene, attesa. Custodirò per sempre quel momento: le porte automatiche che si aprono, io che mi guardo intorno cercando due occhi, li vedo, poco più in là, mi appoggio sul carrello, inizio a urlare, a saltare, gli corro incontro, la gente si gira, qualcuno sorride, il tipo argentino si fa di nebbia, e poi quell'abbraccio, quell'abbraccio perfetto. Tutto in un attimo, assolutamente, totalmente perfetto.
Ci ripenso a volte, l'ultima stasera, mentre tornavo a casa. Figuriamoci con la neve, il freddo, i capelli arricciati, il mal di testa, niente, se non l'opposto, poteva ricordarmi quel ritorno. Solo dopo capisci, quando le cose si sono compiute, solo dopo le vivi davvero.
† martedì, febbraio 22, 2005 at 20:54 ~ link ~ commenti
» Blog
thoughts of Bubusettete in
Ho deciso di fare un altro blog: solo per le parole, altrui.
Questo è: quovadisbaby.splinder.com
Ora nanna, domani si lavora.
'Notte
† lunedì, febbraio 21, 2005 at 00:38 ~ link ~ commenti (2)

"Aspetterò per poter rivedere quel sorriso: ti aspetterò come la fresca brezza della sera" F.P.

Solo parole * Quo Vadis Baby?


Email: daydreams@fastwebnet.it



Sono convinta che è nato prima l'uovo e poi la gallina, che la vacanza al mare è meglio di quella in montagna, che gli uomini non sono più quelli di una volta e che non ci sono più le mezze stagioni.

Capelli di rosso fuoco come unghie taglienti smaltate a poco a poco Le facce dei camerieri di uomini senza ieri dei tuoi sorrisi che cerco di salvare di una notte da dimenticare Del pianto su una panca di marmo di un giardino di una scuola nel paesaggio mattutino Del volerci sposare a 15 anni forse rimpianti di futuri malanni...

Bridget
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La nonna Patchera
La voce dell'esaurimento
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